-
Ironia nella tragedia
Da brava indologa leggo molti libri che trattano di filosofia indiana, e quindi ne capisco sempre di più riguardo a cosa è reale e a cosa no; mi rendo conto della velocità dei pensieri, del karma e del caso che non è poi così un caso se si crede nel karma, dei limiti della mente…
La mia storia di panico al lavoro:
Il mio turno è iniziato a metà mattina, non c’era molta gente e fino a metà pomeriggio tutto è proseguito per il meglio, finché il manager non mi manda a controllare la sala. Dopo una mezz’oretta passata a riordinare tavoli sedie e vassoi passo per caso per le casse. C’è una mia collega sola, è con gli occhi pieni di lacrime e la testa bassa. Con sguardo minaccioso guardo il suo cliente per capire cosa le aveva fatto, ma lui ha ricambiato con sguardo assente e preoccupato. La guardo, lei mi guarda con i lacrimoni, la riguardo, lei mi guarda, le parlo, non mi risponde…provo a chiamare il manager ma non faccio in tempo, lei si aggrappa al mio braccio, si sostiene, e mi sviene tra le braccia…O.O e adesso?
La tengo e pian piano la faccio adagiare sul pavimento e contemporaneamente chiedo aiuto ai capi (con un urlo a pieni polmoni) “MICHELAAAAAAAAAAAAAAAAAA! E’ SVENUTAAAAAAAAAAAA”, lei arriva alla velocità della luce, volando sopra le casse di pane e saltando sopra la friggitrice delle patate, che per l’occasione era messa in obliquo per la cucina! (perchè ovviamente uno non sviene mai quanto è tutto a posto). OK! La ragazza è sdraiata….guardo il capo…con il terrore negli occhi…io non sono capace…Lei chiama il manager numero due, che più veloce della luce si dilegua perchè non sapeva cosa fare (ma in compenso ha tempestivamente chiamato l’ambulanza)…Un coro chiama l’eroe della situazione, quello che sa sempre cosa fare…Il mio piccolo!( o il braveheart de noartri!!)
Lui ha saputo effettivamente cosa fare, mentre l’altra gli sollevava le gambe lui le ha fatto mettere una giacca sotto la schiena, le ha rinfrescato la fronte con una bottiglia di acqua, le teneva la testa e le controllava il polso…finchè lei non ha ripreso conoscenza. E’ stato il suo angelo custode fino all’arrivo dei soccorsi.
[E qui spenderei le solite due parole per lui: è stato distaccato e capace, non ha mai perso la calma….questo vuol dire che quando parla di uccidere ne sarebbe in grado davvero??!! La cosa un po’ mi spiazza, ma a fine giornata mi sono convinta che un uomo così è meglio sposarlo!…Metti che svengo nella doccia!]
Mentre un gruppo era intento ai soccorsi io e un collega eravamo dediti ad allontanare i clienti e a chiudere la nostra zona con transenne perchè con un “cadavere” e assistenti tutt’intorno era un po’ difficile lavorare…ma i soliti coglioni non capivano e superavano le transenne e si piazzavano davanti alle casse…
L’arrivo dei soccorsi:
La ragazza non è italiana, e questo fa di lei una con un nome poco comune… L’infermiere dell’ambulanza con fare da simpaticone si avvicina e le chiede: ” Come ti chiami bella signorina?”
Lei risponde con un filo di voce così da costringerlo ad avvicinarsi “M.”
“Come?”
“M.”
“Coomeee?”
“M.”
“Ragazzi ma come si chiama?” rivolto ai noi
“Si chiama M.”L’infermiere ha avuto un’espressione serena perchè quelle strane sillabe che diceva lei erano veramente il suo nome, non era in preda ad un ictus.
Prima di portarla via, andiamo io e Michela a prendere la sua borsa e una giacca per il “poi” nel suo armadietto. E L’ambulanza se la portò via.
Durante le successive ore di lavoro mi capita di buttare un occhio per la cucina, e in un angolo vedo una borsa nera. “Ecco la borsa di M.”…Maaaa….Se quella è la sua borsa, noi che borsa abbiamo preso??
E vissero tutti felici e contenti!
-
A dharmastyle è piaciuto
-
postato da visserofeliciecontenti
-